Infine: anche noi, cocciuti e ignoranti, ci siamo accorti che l’universo Maigret, apparso sotto le spoglie tv di Gino Cervi con cappelluccio e pipa e nei mobili del tinello di chi un tempo consumava solo gialli, è una semplice filiera (75 romanzi e 28 racconti) all’interno della pregiata produzione di Georges Simenon, la quale ha un’estensione tanto vasta quanto applaudita di oltre quattrocento opere.
E mentre ancora facciamo la raccolta della serie del Commissario affidata alle cover scheggiate di Ferenc Pintér, grazie ad Adelphi abbiamo sostituito i romans dur presi a pochi franchi in originale con quelli contrassegnati dalle immagini sospese e oniriche di Léon Spilliaert, belga come Simenon, “geniale e misconosciuto”, come notava Roberto Calasso ne L’impronta dell’editore.
Ora poi abbiamo un ottimo modo di fare reset sui nostri pregiudizi e sulle nostre manie riguardo il grande Georges. Si annuncia infatti Georges Simenon. Otto viaggi di un romanziere: è la mostra, a cura di Gian Luca Farinelli e John Simenon, che la Cineteca di Bologna allestisce dal 10 aprile 2025 all’8 febbraio 2026 nella Galleria Modernissimo, in Piazza Maggiore, al termine di un lavoro decennale svolto sull’archivio custodito dal figlio dello scrittore, John appunto, con la stretta collaborazione di Adelphi.
A proposito. Alla presentazione milanese dell’evento, Roberto Colajanni ha ricordato i tre libri fuori norma che Calasso prediligeva e che usò nel 1982 per strappare lo scrittore belga a Mondadori (e inventargli una nuova fortuna editoriale e letteraria da grande del Novecento). “Avevo una carta da giocare”, raccontò Calasso in un’intervista a Repubblica nel 2008. “Mondadori non pubblicava più i romanzi non-Maigret di Simenon, preferendo le storie poliziesche. Ma Simenon non si era ancora reso conto della situazione. Inoltre gli proposi, fra i primi libri da pubblicare, Lettera a mia madre, libro a cui Simenon teneva molto”. Per la cronaca: gli altri due titoli fuori norma erano Pedigree e Lettera al mio giudice. Dunque: niente di meglio che ricominciare a leggere il belga proprio da Lettre à ma mère (1974), non fosse perché vanta la versione (Adelphi, 1985) di un fuoriclasse, Giovanni Mariotti. Incuriosirà Mariotti sapere che sul sito di Amazon la traduzione è attribuita a Giovanna Mariotti (al femminile). Quando leggerete il lapsus sarà stato corretto.